Sabato 13 gennaio, presso la Sala Bigongiari della Biblioteca San Giorgio, seconda conferenza stampa, questa volta presenziata dalla Giuria Letteraria del Premio Ceppo al completo, che ha avuto l’onere e l’onore di selezionare i 12 finalisti tra oltre cento volumi pubblicati nel biennio che va dal 1 ottobre 2015 al 30 settembre 2017.

Prima di elencare la rosa dei 12 finalisti, da cui scaturirà la tanto attesa terna , che verrà comunicata sabato 03 febbraio, il direttore artistico del Premio, Paolo Fabrizio Iacuzzi, ha voluto ribadire le principali novità di quest’anno, ovvero i tre blog degli studenti dell’alternanza scuola/lavoro, di cui uno è anche il nostro, l’omaggio a Leone Piccioni, fondatore del Premio Ceppo, cui il prossimo 06 marzo sarà dedicata una giornata di studi terrà presso l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio e, per finire, i nomi dei 12 finalisti, autori di raccolte di racconti.

Essi sono, in ordine rigorosamente alfabetico:

  • Anna Maria Carpi, Uomini ultimo atto, Moretti & Vitali, 2015. Per la delicatezza di racconti in cui il realismo è ammantato da un velo di poesia, tra oggetti e azioni quotidiane e il loro farsi veicolo di sconfitta.
  • Antonio Castronuovo, Ossa, cervelli, mummie e capelli, Quodlibet, 2016. Per la sapiente declinazione del racconto breve in forma di catalogazione delle manie umane.
  • Walter Comoglio, La sera che ho deciso di bloccare la strada, Gorilla Sapiens, 2016. Per aver dato vita a storie belle e insensate o ricche di significato proprio nel loro essere scritte.
  • Guglielmo Forni Rosa, L’effetto di trascinamento, Manni, 2017. Per la scrittura sicura che svela la distopia in un presente che appare ancora lontano.
  • Antonio Manzini, Cinque indagini…, Sellerio, 2016. Per racconti che come un puzzle costruiscono un investigatore che recupera le ossessioni della migliore letteratura.
  • Matteo Marchesini, False coscienze, Bompiani Giunti, 2017. Per la scrittura che, pur mantenendosi fedele alla forma tradizionale del racconto, ha una componente drammaturgica nel mettere in scena tre movimenti.
  • Davide Orecchio, Mio padre la rivoluzione, Minimum Fax, 2017. Per la narrazione in cui ogni cosa parla e ogni dettaglio contribuisce alla costruzione di un mondo, quello della Rivoluzione d’ottobre in Russia.
  • Alessandro Raveggi, Il grande regno dell’emergenza, Liberaria, 2016. Per la cura meticolosa nel costruire una macchina narrativa in tensione tra assurdo e plausibile.
  • Enrico Remmert, La guerra dei murazzi, Marsilio, 2017. Per lo sguardo diretto e crudo, che si traduce in scrittura tesa, vibrante nella definizione di un mondo reso come in un reportage.
  • Luca Ricci, I difetti fondamentali, Rizzoli, 2017. Per la sapiente costruzione di mondi in cui l’immanenza si fa pathos, in una escalation emotiva basata sulla potenza di poche, precise pennellate.
  • Mario Andrea Rigoni, Miraggi, Elliot, 2017. Per la profonda indagine sulle debolezze umane che si manifestano come l’esito inaspettato di una calma apparente.
  • Pino Roveredo, Mastica e sputa, Bompiani Giunti, 2016. Per la scrittura essenziale e lirica, oggettiva e allusiva, in una peculiare forma di realismo magico.

Una copia di questi 12 libri è stata regalata anche a noi del blog che avremmo modo di parlarne nei prossimi post.

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