Sabato 10 Febbraio 2018 si è tenuta, nelle Sale Affrescate del Comune di Pistoia, che ospitavano la mostra di Daniele Capecchi intitolata “Pietro Leopoldo contro la pena di morte. Da Sacco e Vanzetti a Liu Xiaobo”, una conferenza su “La pena di morte nel mondo: passato, presente e futuro” a partire dal Rapporto 2017 pubblicato dall’Associazione “Nessuno tocchi Caino”.

Due i relatori d’eccezione, chiamati per l’occasione dal Direttore Artistico del Premio Ceppo Paolo Fabrizio Iacuzzi, il professor Zaffiro Ciuffoletti, docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Firenze, ed il professor Danilo Breschi, docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma.

Alla conferenza abbiamo partecipato anche noi studenti del Liceo Scientifico Mantellate in veste di blogger.

img-20180216-wa0012.jpgAd aprire il pomeriggio il professor Ciuffoletti che con un fare molto appassionato ha fatto “a ping pong” tra passato e presente, mettendo in luce la modernità della Toscana di fine Settecento. Nel 1786, infatti, entrò in vigore, ad opera dell’illuminato Pietro Leopoldo, il primo codice penale davvero moderno (“La mia riforma respira di dolcezza e moderazione”, diceva lo stesso Leopoldo), nel quale era prevista l’abolizione della pena di morte e della tortura, indice questo di un cambiamento radicale verso una società più civile. Ad aprire la breccia verso una società più civile è stato sicuramente, come ha affermato anche il professor Breschi, Cesare Beccaria con la pubblicazione nel 1764 dell’opera “Dei Delitti e delle pene” del 1764, in piena epoca illuministica.

img-20180216-wa0011.jpgDa qui prese, infatti, avvio una portentosa lotta per l’abolizione della pena di morte che ancora oggi, però, viene praticata in ben 140 paesi nel mondo. E se, come sostengono alcuni, essa è un deterrente dal commettere atti di estrema gravità, la storia in realtà sembra dimostrare ben altro, come ha affermato nel corso della conferenza il professor Ciuffoletti, secondo il quale deve cambiare il concetto di colpa.

Insomma una questiona ancora aperta e che richiama ciascuno di noi ad una riflessione seria sul rapporto tra il reato commesso e la punizione da infliggere, sul principio di non colpevolezza e sulla garanzia di un processo giusto, come dovrebbe essere in uno stato di diritto.

Matilde Biscardi, Tommaso Venturini

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