Ipotesi di libertà

Nell’ambito del progetto “Il Ceppo dei Lettori Selvaggi” pubblichiamo la recensione di Giuseppe Ammirati al racconto “Polvere (viaggio tra archivio e memoria” tratto dalla raccolta “Mastica e sputa” di Pino Roveredo.

Polvere, secondo racconto tratto da Mastica e sputa di Pino Roveredo non è solo un viaggio tra archivio e memoria, come recita il sottotitolo, ma è molto di più. O almeno così è stato per me. Leggere la storia di Angela P., un’adolescente morta ad appena quindici anni, è stato per me un viaggio iniziatico alla vita attraverso le emozioni che mi hanno attraversato.

Ripercorrendo i suoi ultimi sei anni di vita, attraverso le carte archiviate della sua permanenza nel manicomio di Klangefurt in Germania tra il 1939 e il 1944, durante la seconda Guerra Mondiale, ho potuto conoscere più da vicino un mondo a me, ragazzo di sedici anni, estraneo.

Idiota, grave idiota, molto sudicia, sudicia al massimo grado, idiota al cento per cento, parole usate nelle cartelle cliniche per descrivere Angela P., parole che mi hanno fatto rabbrividire e rattristare. Com’è possibile parlare così di una bambina, com’è possibile fare scempio di una vita umana in questo modo?

Dando voce alla storia di questa ragazza, Pino Roveredo è riuscito a restituirle, almeno in parte, una vita ed ha fatto di lei, rinchiusa in manicomio forse perché non voluta dalla famiglia o forse a causa delle leggi razziali, l’emblema di tutte quelle persone emarginate a causa delle loro malattie, del loro disagio sociale o dal loro orientamento sessuale.

Oggi non esistono più strutture dove imprigionare figli non riconosciuti, amanti troppo invadenti, omosessuali, malati mentali e tutti coloro che sono considerati “diversi”, ma esistono ancora i pregiudizi a imprigionare le coscienze di quelle persone che non chiedono molto. A volte basterebbe solo una carezza. Ad Angela P., morta senza morire, in fondo bastava, per aver un momento di felicità, essere presa in braccio anche un minuto, ogni tanto.

Giuseppe Ammirati

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