La difficoltà di rimanere se stessi in mezzo a tutti

Nell’ambito del progetto “Il Ceppo dei Lettori Selvaggi” pubblichiamo la recensione di Giulio Vettori al racconto “Lo facevano tutti” tratto dalla raccolta “Mastica e sputa” di Pino Roveredo.

Lo facevano tutti” non è solo il titolo di un racconto di Pino Roveredo, tratto da Mastica e sputa, ma è molto di più. È la tipica frase di ogni adolescente pronto a giustificare le proprie azioni, non attribuendole al suo volere ma al fatto che “tanto lo fanno tutti”. Anche a me è capitato di farlo.

Offendere pesantemente una persona? Lo fanno tutti.

Etichettare una persona in modo negativo per il suo modo di vestire o di vivere la propria sessualità? Lo fanno tutti.

Non presentarsi a scuola per paura di un compito o di un’interrogazione? Lo fanno tutti.

La prima sigaretta? Lo fanno tutti.

Ma è realmente giusto seguire la schiera del “lo fanno tutti”? Proviamo a pensare a ciò che in fondo ci rimane addosso, dopo aver fatto qualcosa solo perché lo fanno tutti. Purtroppo, ciò che poi alla fine ci rimane addosso è l’“assenza di paura” nel ripetere l’errore e così quella sigaretta che fumiamo per sentirci grandi può trasformarsi, molto spesso, in una dipendenza.

È su questo che Pino Roveredo intende farci riflettere con il suo racconto, il continuo ripetersi “lo fanno tutti” ci alleggerirà dai sensi di colpa, ma ci induce a perseverare nell’errore, non considerandolo più tale e soprattutto ci impedisce di vivere la nostra vita. Facendo quello che tutti fanno viviamo di fatto la vita degli altri, non la nostra e, forse, quando ce ne rendiamo conto è forse troppo tardi. Il protagonista del racconto ci esorta, ripercorrendo le tappe principali della sua vita, una vita fatta di discese ma anche di risalite, a essere padroni di noi stessi, a non mettere la nostra esistenza nelle mani di altri.

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