Stralci di vite

Nell’ambito del progetto “Il Ceppo dei Lettori Selvaggi” pubblichiamo la recensione di Franco D’Andria al racconto “La guerra dei Murazzi” tratto dall’omonima raccolta di Enrico Remmert.

La guerra dei Murazzi di Enrico Remmert si apre con il racconto che dà il titolo alla raccolta e che ha per protagonista Manu, giovane donna fragile ed insicura, che cerca di colmare il vuoto della propria esistenza fra alcool, droghe e avventure sentimentali di poco conto.

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La guerra dei Murazzi di Enrico Remmert

Manu lavora in un bar presso i Murazzi a Torino, luogo di culto per la movida spesso salito alla ribalta della cronaca per episodi di aggressione, cui assiste anche la giovane barista il più delle volte con sadico piacere. Un giorno Manu incontra Florian, buttafuori di uno dei locali notturni posti lungo la via dei Murazzi, uomo affascinante che nasconde in sé ombre e dolori dovuti ad un passato difficile. Florian, di origini albanesi, è giunto in Italia in seguito al drammatico sbarco della nave Vlora, sulla quale si trovavano più di ventimila connazionali.

Fa così irruzione nel racconto la grande Storia: attraverso le domande di Manu, Florian riesce a raccontare l’arrivo nel porto di Bari nel 1991, quando una parte dei connazionali fu rimpatriata con l’inganno, mentre lui fu rinchiuso con altri nel vecchio stadio della città. Qui i carabinieri lanciavano cibo e acqua dall’alto, come si fa nello zoo con le bestie feroci, e per conquistare un pezzo di pane od un sorso di acqua si innescava una furibonda violenza, mentre durante il viaggio sul Vlora si respirava aria di solidarietà.

E deve essere stato lo spirito solidale a spingere Florian a tentare di salvare, seppure invano, Abdellah, un immigrato nordafricano, spinto durante una rissa in acqua e morto affogato sotto lo sguardo dei presenti, che invece di aiutarlo gli buttano ogni tipo di oggetto addosso, tra cui anche un’aspirapolvere.

“Gli italiani sono il popolo peggiore: hanno moltissima considerazione di sé ma pochissima dignità personale”: queste le parole di Florian, parole piene di rabbia e di disprezzo, che non possono lasciarti indifferente ma che con violenza quasi ti costringono a pensare a chi siamo noi. Siamo davvero un popolo già estinto, perché non avvezzo alla fatica, come sostiene Florian? È un uomo quello che, per dirla con Primo Levi, “lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no”? Ma soprattutto, mi chiedo io: è un popolo quello che costringe un uomo a tutto questo per vivere?

La guerra dei Murazzi di Enrico Remmert solleva questi e tanti altri interrogativi, portando alla luce e restituendo dignità a stralci di vite vissute ai margini della società.

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