Martedì 13 Marzo, presso il Teatro Manzoni di Pistoia, si è tenuto il terzo incontro preparatorio alla X edizione dei Dialoghi sull’uomo a cura di Emiliano Poddi che, nato a Brindisi nel 1975, dopo la laurea in Lettere Classiche, ha iniziato a frequentare la scuola Holden, dove oggi insegna.

La sua attività principale, o perlomeno quella a cui tiene di più, è infatti quella dello scrittore o, per essere più precisi, di romanziere.

In questa occasione Poddi, partendo dalle significative parole di Primo Levi, secondo cui “uno dei grandi privilegi di chi scrive è quello di tenersi sull’impreciso e sul vago […] fuori da ogni regola di prudenza”, ha parlato tra le altre cose delle varie tecniche di scrittura, tra cui gli stratagemmi adottati dagli scrittori per trasmettere specifiche emozioni ai loro lettori.

Perché in fin dei conti il mondo della scrittura è caratterizzata da regole proprie, come afferma la poetessa Wislawa Szymborska, citata durante la conferenza dallo stesso Poddi, che nella sua poesia “La gioia di scrivere” descrive il mondo fantastico dello scrittore che può scegliere il destino dei propri personaggi. L’autore, scrivendo, crea un suo universo, comandato dalla sua penna e dal suo volere tanto che sulla pagina “un batter d’occhio durerà finché lo dico io, / si lascerà dividere in piccole eternità / piene di pallottole fermate in volo”.

Infine, lo scrittore ha parlato del concetto di ‘classico’, da noi giovani fin troppo sminuito ed anche frainteso, se ritenuto come sinonimo di antiquato, di marmoreo, di intoccabile. Poddi, per spiegare la sua concezione di classico, ha mostrato la foto del Guggenheim Museum di Bilbao, che il proprietario ha definito “un’astronave sbarcata sulla Terra, ma cento anni fa”. Ecco il classico è qualcosa che stravolge il mondo, diventandone subito parte integrante, anche se alcune volte c’è bisogno di tempo per poterlo apprezzare.

Un intervento, quello di Poddi, molto interessante perché con uno sguardo nuovo ha entrato nell’officina degli scrittori svelandoci segreti del mestiere davvero inaspettati.

 

Franco D’Andria e Tommaso Venturini

 

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